Il Pd deponga la pregiudiziale anti Cav.
Più che il mercato, la maggioranza deve temere le proprie fobie
Un detto antico suggerisce che la principale ricchezza sta nel non desiderare l’impossibile: è appunto l’insostenibilità del bilancio ad aver azionato l’accetta di Palazzo Chigi sulla spesa pubblica. Ora si tratta di capire se, a furia di potature, il governo salverà radici e tronco del paese o finirà sotto il suo schianto. Di là dai numeri delle Borse – condizionati dagli sciami speculativi, dal doping delle banche centrali e dagli editti contro le vendite allo scoperto – le cifre che rilevano sono quelle della doppia correzione alla manovra, il cui serbatoio verrà alimentato da riduzioni traumatiche nelle uscite più che da ulteriori imposte (a parte quella di solidarietà per i redditi medio-alti). Leggi Il governo unanime sulla manovra che fa “grondare il cuore” al Cav. Ma le misure sviluppiste ci sono
8 AGO 20

Un detto antico suggerisce che la principale ricchezza sta nel non desiderare l’impossibile: è appunto l’insostenibilità del bilancio ad aver azionato l’accetta di Palazzo Chigi sulla spesa pubblica. Ora si tratta di capire se, a furia di potature, il governo salverà radici e tronco del paese o finirà sotto il suo schianto. Di là dai numeri delle Borse – condizionati dagli sciami speculativi, dal doping delle banche centrali e dagli editti contro le vendite allo scoperto – le cifre che rilevano sono quelle della doppia correzione alla manovra, il cui serbatoio verrà alimentato da riduzioni traumatiche nelle uscite più che da ulteriori imposte (a parte quella di solidarietà per i redditi medio-alti). Quanto all’intervento sui costi della politica, peraltro da verificare, vale non soltanto per il suo significato simbolico.
Che in ogni caso non è da poco. Ora, per non dissipare il messaggio di sobrietà rivolto ai cittadini cui si chiede il più forte spirito di sacrificio da un ventennio a oggi, il ceto politico dovrebbe acconciarsi “all’unico sforzo nazionale che vale la pena di fare” del quale si diceva sul Foglio di ieri: “Produrre maggiore ricchezza con misure toste ma chiare, e non deflettere”. Sui provvedimenti tosti, ormai, si sa quanto basta per uscire dai fumi della numerologia. Sulla necessità di non deflettere si accettano scommesse. La maggioranza chiamata a tagliare e liberalizzare deve temere se stessa più delle congiure bancocentriche e dei commissariamenti tecnocratici. E’ perfino scontato che Mario Draghi, di passaggio da Palazzo Koch alla Bce, faccia tappa dal Cav. a Palazzo Chigi per consolidare la linea di resistenza italiana a un urto speculativo e deflattivo incombente sull’Europa intera.
Ed è prezioso il lavoro di tessitura attraverso il quale la presidenza della Repubblica, con il suo richiamo alla coesione, isola e depotenzia gli estremismi di alcune frange dell’opposizione e delle parti sociali. Un punto critico sta nella difesa delle piccole rendite elettorali – per esempio quelle che inducono la Lega a ritenere intoccabile l’Iva – e nella moltiplicazione dei contropoteri rivendicativi (enti locali, corporazioni professionali). Per disincagliare la super manovra è indispensabile applicare il principio di precauzione all’obiettivo della crescita (primum non nocere) e prendere nota di alcune proposte provenienti dal fronte dialogante dell’opposizione. Il ritocco delle imposte sulle rendite finanziarie è stato un primo passo verso il Pd, dal quale è ora lecito attendersi la deposizione della pregiudiziale antiberlusconiana. Altro si otterrà, in termini di equità sociale, condividendo responsabilità politiche altrimenti demandate a ragionieri e contabili (italiani o stranieri poco importa).
Che in ogni caso non è da poco. Ora, per non dissipare il messaggio di sobrietà rivolto ai cittadini cui si chiede il più forte spirito di sacrificio da un ventennio a oggi, il ceto politico dovrebbe acconciarsi “all’unico sforzo nazionale che vale la pena di fare” del quale si diceva sul Foglio di ieri: “Produrre maggiore ricchezza con misure toste ma chiare, e non deflettere”. Sui provvedimenti tosti, ormai, si sa quanto basta per uscire dai fumi della numerologia. Sulla necessità di non deflettere si accettano scommesse. La maggioranza chiamata a tagliare e liberalizzare deve temere se stessa più delle congiure bancocentriche e dei commissariamenti tecnocratici. E’ perfino scontato che Mario Draghi, di passaggio da Palazzo Koch alla Bce, faccia tappa dal Cav. a Palazzo Chigi per consolidare la linea di resistenza italiana a un urto speculativo e deflattivo incombente sull’Europa intera.
Ed è prezioso il lavoro di tessitura attraverso il quale la presidenza della Repubblica, con il suo richiamo alla coesione, isola e depotenzia gli estremismi di alcune frange dell’opposizione e delle parti sociali. Un punto critico sta nella difesa delle piccole rendite elettorali – per esempio quelle che inducono la Lega a ritenere intoccabile l’Iva – e nella moltiplicazione dei contropoteri rivendicativi (enti locali, corporazioni professionali). Per disincagliare la super manovra è indispensabile applicare il principio di precauzione all’obiettivo della crescita (primum non nocere) e prendere nota di alcune proposte provenienti dal fronte dialogante dell’opposizione. Il ritocco delle imposte sulle rendite finanziarie è stato un primo passo verso il Pd, dal quale è ora lecito attendersi la deposizione della pregiudiziale antiberlusconiana. Altro si otterrà, in termini di equità sociale, condividendo responsabilità politiche altrimenti demandate a ragionieri e contabili (italiani o stranieri poco importa).